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IL VENETO DI DANTE: LUOGHI, PERSONAGGI, ATMOSFERE DELLA COMMEDIA” e Gianfranca Melisurgo

Giovedì 3 giugno 2021

| 3 giugno |

La socia Paola De Rossi scrive:  “Il 47° incontro online dell’Antelao del 3 giugno ha suscitato la curiosità e l’interesse dei partecipanti verso i luoghi del Veneto collegati all’esilio di Dante. L’esposizione chiara ed esaustiva della professoressa Gianfranca Melisurgo si è fondata su una ricca documentazione letteraria, storica e iconografica, che ha ben supportato i contenuti, facilitandone la comprensione. Le reminiscenze dello studio scolastico della Commedia, per alcuni forse un lontano ricordo, sono diventate vicine a noi proprio perché inserite nell’adeguato contesto. Così, i personaggi nominati, ombre dell’aldilà, sono tornati a essere persone storicamente esistite, con pregi e difetti tipicamente umani. L’aspetto forse più importante della relazione è stato però l’amore per lo studio umanistico che traspariva dalle parole della relatrice. Grazie per questo ulteriore regalo!”

   E la socia Rosalia Di Nisio aggiunge:   “Grazie a Lia per avere reso storicamente vivi e geograficamente vicini alcuni versi di Dante, nella mia lontana esperienza scolastica purtroppo ridotti a sterile parafrasi. Complimenti per l’atteggiamento di ricerca con cui si pone nei confronti di un testo classico. Spero i tuoi studenti ne siano stati ‘contagiati’.”

   Mentre i “Ritrovarci con l’Antelao” volgono alla sospensione stagionale per una auspicata ripresa a fine estate, magari in presenza, l’incontro con Gianfranca Melisurgo (Lia per gli amici) è stato esemplare e in perfetta linea con la lunghissima attività culturale dell’associazione trevigiana. Ma ha posto in evidenza anche la dinamicità negli spostamenti geografici e l’evidenziazione di contesti sociali e politici che spesso sono ormai dimenticati.

   Dopo la data fatidica del 1860, l’interpretazione di Dante e della sua poesia si è consolidata su scala nazionale, giacché nella sua opera si coglie il presentimento dell’unificazione d’Italia, radicata su una cifra culturale comune capace di contrastare la frammentazione politica del territorio. Dunque in Dante Alighieri si è ravvisato l’embrione di un sentimento unitario di popolo, con confini geografici ben riconoscibili e connotati linguistici con peculiarità di dialetti con matrice latina. Nella sua opera, e segnatamente nella Commedia, emergono realtà ben precise di territori e delle popolazioni che, tra il XIII e il XIV secolo, in essi vivevano. E alcuni personaggi tornano quasi familiari perché si “incontrano” nelle visite nel territorio trevigiano, come Cunizza da Romano o Gaia da Camino o Cangrande della Scala.

   Ai tempi di Dante non esisteva il Veneto come si conosce oggi nella sua dimensione regionale: esisteva una terra veneta molto allargata ad ovest, policentrica, con nuclei abitati che tendevano ad essere città-stato e, una volta divenute tali, si lanciavano in contese e guerre feroci. Era una terra in cui nascevano e si disfacevano tentativi di realizzare uno stato regionale su base dinastica, fino allo straordinario emergere di Venezia, di cui Dante non avrebbe visto la grande espansione ma che avrebbe reso l’area veneta “Terra di Venezia”,  a lungo (e forse per sempre)  “Terra di San Marco”.

       Guardare con gli occhi di Dante il “Veneto”, il suo paesaggio odierno così antropizzato, dà la possibilità di recuperare lo spessore storico di quanto ci circonda oggi, di ricostruire luoghi, personaggi, atmosfere di un tempo lontano: ed anche ci consente di constatare quanto si dilegua e quanto permane nella vita dell’uomo. Consente di acquisire consapevolezza del cammino di civiltà che con alti e bassi si è svolto, da quali errori nei confronti del passato (indifferenziata nostalgia compresa) ci si debba premunire.